L’agricoltura
di sussistenza è praticata con lo scopo di ottenere il cibo sufficiente per sfamare i
membri della famiglia contadina; infatti in questo tipo di
agricoltura, che coinvolge l’intera famiglia, l’agricoltore e i suoi famigliari
consumano direttamente quanto producono, per tale motivo questo metodo viene anche detto
di autoconsumo. Il contadino quindi non produce per
vendere il frutto del suo lavoro, ma per alimentarsi.
Si tratta sostanzialmente di un’economia chiusa in se stessa
e chi la pratica vive in una situazione di equilibrio precario: basta infatti una
calamità naturale come una siccità prolungata, piogge eccessive, un’invasione di
cavallette perché l’equilibrio si spezzi: se il raccolto va perso è la carestia, la
fame.
Questa agricoltura è praticata con tecniche arretrate e metodi
tradizionali, le conoscenze dei contadini, quasi sempre analfabeti, sono scarse; essi si
comportano scrupolosamente secondo la tradizione: quanto faceva il padre o il nonno è per
essi la regola da rispettare perché, se non altro, permette di sopravvivere. Si ottengono
prodotti scarsi e irregolari